Piante
Città a strati
Molti parchi cittadini seguono una formula ormai familiare: alberi alti sopra prati ordinatamente falciati, con pochissima vegetazione tra questi due livelli.
Una nuova ricerca dell’Università del Queensland sostiene che questo design visivamente ordinato tralasci un importante strato ecologico: la vegetazione del piano intermedio.
Pubblicato sulla rivista *BioScience*, lo studio ha analizzato perché arbusti e piccoli alberi di altezza compresa indicativamente tra 1 e 10 metri siano spesso assenti dagli spazi pubblici urbani e perché il loro ripristino potrebbe migliorare la biodiversità, rafforzare gli ecosistemi cittadini e creare esperienze più varie per le persone.
Lo strato intermedio mancante
La vegetazione del piano intermedio comprende arbusti, cespugli fitti e piccoli alberi che si trovano tra la copertura del suolo e la chioma superiore degli alberi più grandi. Secondo l’ecologa Dr Nicola Sockhill, questo strato è stato progressivamente eliminato in molti parchi progettati secondo un’estetica paesaggistica di ispirazione inglese, che dal XIX secolo ha privilegiato apertura, ordine e pulizia visiva.
Questo tipo di progettazione può apparire armonioso, ma dal punto di vista ecologico può risultare povero.
Molti piccoli uccelli e altri animali dipendono dalla vegetazione fitta per trovare cibo, riparo e percorsi sicuri per spostarsi nel paesaggio. Nelle città, dove lo sviluppo edilizio e l’espansione urbana stanno già riducendo gli habitat naturali, l’assenza di questo strato intermedio può lasciare la fauna selvatica con meno luoghi dove nutrirsi, nascondersi e muoversi.
I ricercatori sostengono quindi che un parco possa contenere molti prati e alberi maturi, ma offrire comunque un habitat relativamente povero.

Perché è importante per le persone
La questione non riguarda soltanto la biodiversità. Gli spazi verdi urbani influenzano anche il modo in cui le persone entrano quotidianamente in contatto con la natura.
Oggi più della metà della popolazione mondiale vive nelle città e, per molte persone, un parco vicino casa può rappresentare il principale incontro quotidiano con un ambiente naturale. Per questo motivo, la qualità e la complessità della vegetazione urbana stanno diventando sempre più importanti.
Lo studio si basa su ricerche precedenti che hanno dimostrato come l’esposizione alla natura sia associata a benefici quali una riduzione dello stress, il recupero della capacità di concentrazione e un miglioramento del benessere psicologico.
Una vegetazione più densa può inoltre rendere gli spazi verdi più coinvolgenti. Invece di vedere soltanto prati aperti e alberi isolati, i visitatori possono sperimentare diverse texture, altezze, habitat e livelli di chiusura visiva all’interno dello stesso parco.
La sicurezza non richiede parchi spogli
Un’obiezione comune contro gli arbusti fitti è che possano ridurre la visibilità e far percepire gli spazi pubblici come meno sicuri.
I ricercatori non propongono di riempire ogni parco con una vegetazione impenetrabile. Al contrario, suggeriscono una piantumazione strategica.
Una buona illuminazione, linee visive ben mantenute e una scelta accurata delle specie vegetali possono permettere alle aree più dense di convivere con spazi aperti destinati alle attività ricreative. Chi preferisce prati e ampie visuali può continuare a utilizzarli, mentre altre persone possono frequentare zone più raccolte e ricche di natura.
L’obiettivo è creare varietà, non sostituire un modello uniforme con un altro.
Le piante autoctone possono richiedere meno manutenzione
Il professor Richard Fuller, coautore dello studio, ha inoltre evidenziato un vantaggio pratico: una vegetazione autoctona del piano intermedio, una volta stabilita, può richiedere meno manutenzione rispetto ai prati tradizionali.
I prati necessitano di tagli frequenti, irrigazione e lavoro costante da parte del personale addetto alla manutenzione. Arbusti e piccoli alberi nativi, una volta cresciuti, possono richiedere meno risorse e allo stesso tempo sostenere un ecosistema più complesso.
La scelta delle specie è fondamentale. Fuller ha sottolineato che le piante originarie di una determinata area sono spesso particolarmente preziose perché la fauna locale è già adattata a utilizzarle come fonte di cibo e rifugio.
Lo studio cita Kings Park a Perth come esempio di grande parco urbano che riesce a combinare attività ricreative per il pubblico e ampie aree di vegetazione naturale fitta.
Non tutti i parchi dovrebbero avere lo stesso aspetto
Una delle raccomandazioni più importanti dello studio è smettere di considerare gli spazi verdi urbani come una categoria unica.
Invece di assegnare a ogni parco la stessa combinazione di prati e alberi alti, le città potrebbero creare una rete di spazi differenti: aree aperte per il tempo libero, prati ombreggiati, rifugi densamente piantumati e zone dedicate alla biodiversità.

Sockhill ha descritto questo approccio come un mosaico urbano, in cui diversi parchi svolgono differenti funzioni ecologiche e sociali.
Questo potrebbe rendere i paesaggi urbani più resilienti e offrire ai residenti una gamma più ampia di esperienze.
I risultati dello studio non significano che i prati aperti non abbiano posto nelle città. Essi rimangono utili per lo sport, gli incontri e le attività ricreative. L’argomento principale è che non dovrebbero dominare ogni spazio verde.
Un parco urbano più ricco potrebbe aver bisogno di qualcosa in più rispetto ad alberi e prati. Ripristinando arbusti e piccoli alberi, i progettisti urbani potrebbero creare luoghi più utili per la fauna selvatica, più interessanti per le persone e, in alcuni casi, anche più semplici da mantenere nel lungo periodo.