Piante
Agricoltura urbana
Immaginate una città in cui i tetti producono verdure fresche, le acque reflue diventano una risorsa agricola preziosa e gli spazi inutilizzati negli edifici contribuiscono a nutrire le comunità locali. L'agricoltura urbana offre possibilità entusiasmanti, ma rendere tali sistemi ambientalmente sostenibili rimane una sfida.
I ricercatori dell'Università Autonoma di Barcellona hanno trascorso otto anni a studiare come le serre sui tetti possano produrre cibo in modo più efficiente.
I risultati emersi rivelano che decisioni relativamente semplici – dalla manutenzione dei tetti delle serre alla scelta dei fertilizzanti più adatti – possono influenzare in modo significativo le rese agricole e le prestazioni ambientali.
Lo studio, pubblicato sulla rivista *Agronomy for Sustainable Development* nell'ottobre 2026, offre spunti preziosi sul futuro della produzione alimentare in città sempre più affollate.

Otto anni di coltivazione di pomodori
La ricerca si è concentrata su una serra sperimentale situata sul tetto di un edificio nel campus universitario di Barcellona. Integrata nella struttura e termicamente connessa ad essa, la serra ha offerto l'opportunità di studiare la produzione agricola in un contesto urbano.
Tra il 2015 e il 2023, gli scienziati hanno esaminato 11 cicli di coltivazione di pomodori, confrontandone la produttività, il consumo di risorse e l'impatto ambientale.
L'obiettivo era individuare miglioramenti pratici in grado di rendere l'agricoltura urbana più produttiva, riducendone al contempo l'impronta ecologica.
I risultati hanno messo in luce due fattori di particolare rilevanza: la quantità di luce solare che raggiunge le piante e la gestione efficiente dei nutrienti durante tutto il loro sviluppo.
La luce solare fa una differenza notevole
La luce naturale è emersa come il fattore di maggiore impatto sulla produttività dei pomodori.
Nel corso del tempo, i pannelli in plastica che ricoprono la serra si sono progressivamente deteriorati, riducendo la quantità di luce solare che raggiunge le colture. I ricercatori hanno collegato questo deterioramento a un calo della produzione del 31% nell'arco dello studio, durato otto anni.
Quando, nel 2023, i pannelli usurati sono stati sostituiti, la resa dei pomodori è aumentata di oltre il 56% rispetto all'anno precedente.
I risultati suggeriscono che una manutenzione regolare può essere importante tanto quanto l'adozione di sofisticate tecnologie agricole.
Sebbene i produttori consiglino spesso di sostituire le coperture delle serre dopo circa dieci anni, i ricercatori propongono un intervallo più breve, compreso tra i quattro e i sei anni.
I loro calcoli indicano che questo approccio potrebbe anche ridurre l'impronta di carbonio complessiva della serra di circa il 6,7–7,7%.
Trasformare le acque reflue in fertilizzante
Un’altra scoperta promettente riguarda la struvite, un minerale ricco di fosforo che può essere recuperato dagli impianti di depurazione delle acque reflue urbane.
Il fosforo è essenziale per la crescita delle piante, ma la produzione convenzionale di fertilizzanti e la dispersione di nutrienti possono causare problemi ambientali.
I ricercatori hanno verificato se la struvite recuperata potesse rappresentare un’alternativa efficace per la coltivazione del pomodoro.
È emerso che l’impiego di una quantità ottimizzata, pari a 100 grammi per pianta, ha consentito di ottenere i raccolti più abbondanti registrati durante lo studio, con risultati paragonabili a quelli della concimazione minerale tradizionale.
Questo approccio offre inoltre un importante vantaggio ambientale, riducendo l’inquinamento causato dal deflusso dei nutrienti nei corsi d’acqua.
Il recupero di nutrienti preziosi dalle acque reflue potrebbe dunque aiutare le città a sviluppare sistemi alimentari più circolari, in cui le risorse vengono riutilizzate anziché gettate via.
Le coltivazioni al chiuso sono davvero più ecologiche?
Gli scienziati hanno inoltre confrontato la coltivazione sui tetti con un sistema di produzione di pomodori in ambienti chiusi, che utilizza l'illuminazione artificiale a LED.
Sebbene la coltivazione al chiuso si sia dimostrata efficiente nell'uso dell'acqua, il suo impatto ambientale è risultato notevolmente superiore a causa del consumo di energia elettrica.
Il sistema al chiuso ha generato circa 7,06 chilogrammi di anidride carbonica equivalente per ogni chilogrammo di pomodori. Per confronto, i cicli produttivi più efficienti in serre situate sui tetti hanno prodotto circa 0,54–0,94 chilogrammi.
L'energia elettrica ha rappresentato oltre il 93% dell'impronta ambientale del sistema al chiuso.
I ricercatori hanno tuttavia individuato una possibile soluzione: se tutta l'energia elettrica provenisse da fonti solari fotovoltaiche, l'impronta di carbonio stimata del sistema al chiuso si ridurrebbe dell'87%, attestandosi a circa 0,93 chilogrammi di anidride carbonica equivalente per chilogrammo di pomodori.
Ciò dimostra quanto la sostenibilità dell'agricoltura in ambienti chiusi dipenda in modo determinante dalla fonte di energia utilizzata.

Cosa significa questo per le città del futuro
I risultati offrono indicazioni pratiche per agricoltori urbani, architetti e responsabili politici interessati a sviluppare sistemi alimentari più sostenibili.
L'impiego di coperture trasparenti per le serre, la calibrazione dell'uso di fertilizzanti e il recupero dei nutrienti possono contribuire a migliorare le prestazioni agricole. Inoltre, l'utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili potrebbe rendere i sistemi di coltivazione a illuminazione artificiale decisamente più competitivi dal punto di vista ambientale.
È importante sottolineare che, come emerge dallo studio, il progresso deriva spesso da un monitoraggio costante e da miglioramenti graduali, piuttosto che da un'unica, risolutiva innovazione tecnologica.
Mentre le città cercano soluzioni per produrre cibo fresco più vicino ai consumatori, queste lezioni potrebbero aiutare a trasformare tetti e altri spazi urbani in ambienti agricoli produttivi.
Il futuro dell'agricoltura urbana potrebbe dipendere da un aspetto sorprendentemente semplice: comprendere come le piante utilizzano la luce, i nutrienti e l'energia, per poi gestire tali risorse con la massima attenzione possibile.