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Fiori antichi svelati

Le piante a fiore sono oggi tra le forme di vegetazione più diffuse sulla Terra, ma la loro comparsa non è avvenuta necessariamente così tardi come un tempo credevano gli scienziati.
Una straordinaria collezione di fossili proveniente dal New Mexico suggerisce che queste piante avessero già dato vita a complesse comunità forestali e prodotto semi e frutti relativamente grandi molto prima che un importante evento di estinzione rimodellasse il pianeta. Tali prove offrono una nuova prospettiva su come si siano sviluppate le foreste antiche e su come le piante a fiore si siano diversificate nel corso del tempo.

Una foresta preservata nelle ceneri vulcaniche

La scoperta proviene da un giacimento fossilifero noto come "Dori’s Tuff", parte della Formazione Jose Creek nel Nuovo Messico. I ricercatori stimano che il materiale risalga a circa 74,6 milioni di anni fa, collocandolo nel periodo del Cretaceo superiore.
Un'eruzione vulcanica ha ricoperto l'area di cenere, preservando una testimonianza insolitamente dettagliata della vegetazione circostante. A differenza di molti giacimenti fossiliferi che raccolgono resti vegetali trasportati dai fiumi o depositati nei laghi, questo sito conserva gran parte di un antico paesaggio nella sua disposizione originaria.
Lo strato di cenere si estende per circa 1,2 chilometri, consentendo ai ricercatori di esaminare i resti vegetali in un'ampia porzione dell'antica foresta. Migliaia di foglie, fiori, semi, frutti e altri materiali vegetali fossilizzati offrono indizi sulla comunità che esisteva prima della sepoltura.
Poiché la cenere si è depositata relativamente in fretta, il giacimento offre qualcosa di simile a un’istantanea di un antico ecosistema. I ricercatori possono studiare come diverse piante crescessero insieme, anziché basarsi soltanto su esemplari isolati provenienti da luoghi non correlati tra loro.

Le piante da fiore erano già fiorenti

Le piante da fiore, chiamate scientificamente angiosperme, sono comparse molto tempo fa nella storia della Terra, circa 135 milioni di anni fa. I primi esemplari erano spesso di dimensioni piuttosto ridotte e producevano semi in grado di disperdersi senza bisogno di particolari ausili.
Gli scienziati hanno comunemente ritenuto che, nel tardo Cretaceo, molte piante a fiore avessero ancora un’influenza ecologica limitata. Secondo questa interpretazione, la loro ampia predominanza si sarebbe sviluppata in misura significativa dopo l’evento di estinzione avvenuto circa 66 milioni di anni fa.
I fossili del Nuovo Messico mettono in discussione tale cronologia semplificata. La comunità preservata comprendeva alberi da fiore dai tronchi imponenti, tra cui specie imparentate con allori e palme. Questi crescevano accanto a gruppi vegetali più antichi, come felci e conifere.
Le prove indicano che le piante a fiore erano già diventate componenti importanti di almeno alcuni ambienti forestali molto prima della fine del Cretaceo. Ciò non significa che ogni regione ospitasse la stessa vegetazione, ma dimostra che le antiche comunità vegetali potevano essere più evolute e variegate di quanto le interpretazioni precedenti avessero suggerito.

Semi e frutti rivelano una differenza sostanziale

Una delle osservazioni più rilevanti dello studio riguarda le dimensioni di semi e frutti. In botanica, si utilizza spesso il termine «diaspora» per indicare un seme e le strutture a esso associate che ne favoriscono la dispersione in nuovi luoghi.
In molti altri siti fossiliferi del Cretaceo superiore, queste strutture avevano solitamente le dimensioni di un minuscolo seme. Nel giacimento del Nuovo Messico, la loro dimensione media si avvicinava invece a quella di un grosso mirtillo. I ricercatori hanno riferito che tale differenza corrisponde a un aumento di volume superiore a cento volte.
La collezione di fossili conteneva quasi 80 tipologie distinte di queste strutture, alcune delle quali misuravano circa un pollice (2,5 cm) di lunghezza. Una tale diversità suggerisce che le piante da fiore stessero già sviluppando un’ampia gamma di strategie riproduttive.
La produzione di semi e frutti di maggiori dimensioni può richiedere un maggiore investimento di risorse da parte della pianta. Riserve più ampie possono favorire le fasi iniziali della crescita, mentre le strutture che circondano i semi possono influenzarne le modalità di dispersione. I fossili forniscono, pertanto, elementi utili a comprendere le strategie ecologiche che si erano delineate in questa fase della storia della Terra.

Cosa significano le prove emerse per l'evoluzione delle piante

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science il 25 giugno 2026, è stato condotto da Jaemin Lee e ha coinvolto ricercatori dell'Università della California, a Berkeley, e di altri istituti. I risultati mettono in discussione l'idea che la successiva predominanza delle piante da fiore sia dipesa principalmente dai cambiamenti ecologici avvenuti in seguito all'estinzione di fine Cretaceo. Almeno nella foresta del Nuovo Messico, una notevole diversità riproduttiva era già presente milioni di anni prima.
Tuttavia, i fossili non consentono di stabilire con esattezza perché si siano sviluppati semi e frutti di dimensioni maggiori. È possibile che abbiano influito diversi fattori ambientali ed ecologici e che gruppi vegetali differenti abbiano seguito percorsi evolutivi diversi. Ulteriori prove provenienti da altri siti fossiliferi aiuteranno i ricercatori a determinare quanto siano stati diffusi tali modelli.
Il giacimento fossilifero del Nuovo Messico offre una preziosa testimonianza di una foresta esistita circa 74,6 milioni di anni fa. Più che fornire una spiegazione esauriente dell'origine delle piante a fiore, le prove raccolte precisano la cronologia e sollevano nuovi interrogativi sulla loro evoluzione. Ulteriori scoperte potrebbero rivelare quanto fossero diffuse queste antiche comunità forestali e quali condizioni ambientali abbiano contribuito a plasmare la straordinaria diversità delle piante a fiore che osserviamo oggi.

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