Piante
La fauna nascosta di Kyoto
Kyoto è famosa per i giardini di templi e santuari curati con grande attenzione, ma i loro stagni e ruscelli potrebbero svolgere una funzione ben più importante della semplice creazione di splendidi scenari.
Un nuovo studio ha rivelato che questi piccoli specchi d'acqua urbani offrono habitat preziosi per gli anfibi locali.
I ricercatori hanno individuato sette specie di rane e una di tritone che popolano i giardini di tutta la città, dimostrando come anche i paesaggi antropizzati possano sostenere la biodiversità.

I giardini urbani diventano rifugi
Lo sviluppo urbano continua a ridurre gli habitat naturali a disposizione degli anfibi. Rane e tritoni dipendono fortemente dall'acqua e dagli ambienti umidi; ciò li rende vulnerabili quando stagni, ruscelli e zone umide scompaiono.
Tuttavia, a Kyoto sono ancora presenti numerosi piccoli specchi d'acqua gestiti dall'uomo all'interno di templi, santuari, scuole e altri giardini.
I ricercatori volevano capire se questi spazi curati dall'uomo potessero fungere da veri e propri habitat per la fauna selvatica, anziché limitarsi a essere semplici elementi decorativi.
I risultati suggeriscono che è possibile.
Analisi di 80 specchi d'acqua
Il team ha esaminato 80 stagni e altri specchi d'acqua situati presso 31 templi, santuari e siti correlati nell'area di Higashiyama, a Kyoto.
Gli scienziati hanno cercato direttamente anfibi adulti, uova e larve. Hanno inoltre ascoltato i richiami delle rane, utili a individuare specie difficili da avvistare.
Poiché la sola osservazione diretta può non rilevare la presenza di animali a seconda della stagione o del loro comportamento, i ricercatori hanno adottato un'ulteriore tecnica: l'analisi del DNA ambientale.
Sono stati esaminati campioni d'acqua prelevati da 43 siti alla ricerca di minuscole tracce di materiale genetico lasciate dagli animali.
La combinazione dei due approcci si è rivelata particolarmente efficace. Una specie di rana, *Rana tagoi*, è stata individuata esclusivamente tramite l'analisi del DNA ambientale, mentre l'osservazione diretta di uova e girini è stata fondamentale per confermare che altre specie si stessero effettivamente riproducendo in quei siti.

Specie diverse richiedono condizioni diverse
I ricercatori hanno inoltre raccolto dati su ciascuno specchio d'acqua, tra cui la tipologia, la fonte di approvvigionamento idrico, il flusso, la distanza dalle foreste circostanti, la conformazione delle rive e l'eventuale presenza di carpe.
I risultati hanno evidenziato che non tutte le specie di anfibi hanno reagito allo stesso modo a queste condizioni ambientali.
Questo aspetto è rilevante poiché la semplice presenza di uno stagno non rende automaticamente un giardino adatto a qualsiasi rana o tritone. La gestione dell'acqua, la vegetazione circostante e i collegamenti con le aree naturali limitrofe possono influenzare le specie in grado di sopravvivere in quel contesto.
Nel complesso, gli anfibi sono stati rinvenuti in un numero di specchi d'acqua decisamente superiore a quanto inizialmente previsto dai ricercatori.
Cultura e biodiversità possono coesistere
I risultati rivelano un ruolo ecologico finora trascurato dei giardini storici di Kyoto.
Sebbene gli stagni di templi e santuari siano solitamente preservati in quanto parte di paesaggi culturali, essi possono al contempo offrire rifugio alla fauna selvatica in un ambiente sempre più urbanizzato.
Ciò potrebbe avere risvolti pratici che vanno oltre i siti storici: principi analoghi potrebbero infatti influenzare, in futuro, la progettazione e la manutenzione degli stagni presenti in scuole, parchi pubblici e altri spazi urbani.
I ricercatori auspicano ora una collaborazione più stretta con i proprietari e i gestori dei giardini, al fine di sviluppare strategie capaci di tutelare sia il patrimonio culturale che la biodiversità locale.